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Nemo dormit

Io sono atto rivoluzionario.

All I want to say is…

Adult Pi Patel: By the time we reached the Mexican shore, I was afraid to let go of the boat. My strength was gone. I was so weak. I was afraid that in two feet of water, so close to deliverance, I would drown. I strugled to shore and fell upon the sand. I was warm and soft, like pressing my face against the cheek of God. And somewhere, two eyes were smiling at having me there. I was so spent, I could hardly move. And so, Richard Parker went ahead of me. He stretched his legs and walked along the shore. At the edge of the jungle, he stopped. I was certain he was going to look back at me, flatten his ears to his head, growl. That he would bring our relationship to an end in some way. But he just stared ahead into the jungle. And then, Richard Parker, my fierce companion, the terrible one who kept me alive, disappeared forever from my life. After a few hours, a member of my own species found me. He left and returned with a group who carried me away. I wept like a child. Not because I was overwhelmed at having survived, although I was. I was weeping because Richard Parker left me so unceremoniously. It broke my heart. You know my father was right. Richard Parker never saw me as his friend. After all we had been through, he didn’t even look back. But I have to believe there was more in his eyes than my own reflection staring back at me. I know it. I felt it. Even if I can’t prove it. You know, I’ve left so much behind, my family, the zoo, India, Anandi. I suppose in the end, the whole of life becomes an act of letting go, but what always hurts the most is not taking a moment to say goodbye. I was never able to thank my father for all I learnt from him. To tell him without all his lessons I would never have survived. I know that Richard Parker is a tiger, but I wish I had said, “It’s over. We survived. Thank you, for saving my life. I love you, Richard Parker, you’ll always be with me. May God be with you.”

C’è chi pensa che star da soli significhi non avere una relazione fissa. No, non è così semplice. Star da soli significa non cedere alla tentazione di aggrapparsi a qualsiasi cosa per dare un senso alla propria vita. Star da soli significa non superare il limite del proprio perimetro e vivere comunque. Star da soli significa vivere sempre, indipendentemente da chi vi fa battere il cuore. Star da soli significa non alzare il telefono per ogni stronzata, non aver bisogno di un messaggio sul telefono. Star da soli significa non confondere la felicità con le farfalle nello stomaco o con l’euforia. Star da soli è un lavoro di sudore, quasi da dogma religioso. Non è una negazione autoimposta, ma è forzata dal mondo. Non si sta da soli per scelta lucida e chiara, ma per necessità e assenza. Per me star da soli è la soluzione migliore all’assenza. È la soluzione più sana all’assenza, nonché la cura più naturale per le fragilità della propria anima. 

Per rendervi chiaro il messaggio: se avete qualcuno che vi scrive, se avete qualcuno a cui scrivere, il quale può darvi un rinfranco emozionale/amoroso, non è star da soli. Star da soli significa che se vi si rompe la macchina avete paura a chiamare a casa, star da soli significa che se avete bisogno d’affetto, sperate di ricevere un abbraccio dai vostri cuginetti, star da soli significa che se siete stressati, vi fumate una sigaretta in più, se siete tristi, cantate in macchina, se volete scappare per un’avventura, dite di no perché non avete i soldi e qualcuno con cui andare. Star da soli significa stare in piedi senza nessun supporto, e resistere alla corrente che vi travolge ogni giorno. Star da soli significa arrivare ad un punto in cui chi travisa la purezza e la fatica dello star da soli, vi fa venire voglia di mangiarvi le mani per la dissacrazione che esso ha compiuto. Perché uno che sta da solo non lo sceglie, gli capita. Perché uno che ha un disperato bisogno psicologico di stare da solo, tende ad essere uno che non è in grado di stare nemmeno un secondo senza stare con qualcuno, e non vede l’ora di scegliere la strada più facile del faccio quello che mi pare. 

Star da soli sono io. Star da soli è la mia vita. Star da soli è ciò che mi ha reso la fantastica e pura creatura che sono, tutta ricoperta di spigoli. 

Io sono lì

Pochi minuti prima di andare a dormire
accade che la mia personale bellezza
spieghi al meglio le sue virtù linguistiche
portando a galla sul mio pallido incarnato
i temi della mia profonda vulnerabilità
scatenando in quegli attimi di spontaneità
la mia cruda e primitiva immagine
amplificando così il suono più profondo
del mio errante piede affannato.

I’m nothing.

I just gave up on everything, and now I’m a freaking machine.

I don’t believe in love, passion, beauty anymore. They just went away from me.

I’m nothing. I have no hope. I exist. And I can’t even cry or scream, I have no more voice, I have no voice. 

And all I can do is to write this emptiness down in english, because this is too personal to write it down in my true and shaping mother language. 

And I have to write all this for making my life-machine work. 

"Studiare non riempirà mai i miei vuoti affettivi.
Lavorare invece sì."

-Non c’è più niente qui a tenere a bada il vuoto.

Sempre lì.

Sono monti che sparano ai vivi
e ci infettiamo il naso di odori
putridi asciuga speranze e idee.

La realtà fa la bella vita quando
non caviamo neanche un briciolo
di entusiasmo dalle fibre del vento.

Sconfiggerla non è vivere di illusioni
è riuscire nel cambiamento al quale
siamo chiamati con fervore liquido.

Io saluto da lontano le utopie
perché sono lenza e amo e inganno
se vissute nella mia autarchica solitudine.

I’m going crazy.

Tutta quella storia che riguarda il pensare positivo, relazionata alla mia vita perde di significato. Io non guardo negativamente ciò che mi succede o non mi succede, io guardo e ho sempre guardato con rassegnazione e accettazione. E adesso non senso più niente, mi sto distruggendo orecchie, naso, bocca e unghie per lo stress, la pressione psicologica, la fretta, ma soprattutto l’aver completamente dimenticato di vivere la mia vita. Non sento niente e più vado avanti e più faccio fatica a ribellarmi alle catene che io stessa mi sono imposta. Ogni giorno, dentro, sempre di più, qualcosa si spegne e da questa parte, per questa volta ho la realtà. Non ci sono illusioni, giochi bizzarri o sogni ad occhi aperti, non sono io in primis a costruire il mondo. Questo è il mondo che ho intorno ed è asettico e psicologicamente apparentemente facile da sopportare, come lo è un mare che sta fermo, senza muoversi. Sto marcendo lentamente, sia fuori che dentro. 

Sto per scomparire. 

Io, la notte e altri inganni.

Fa male sognare di notte, fa male alla gola e al cervello che mi sveglia di soprassalto. E poi, e poi si piange per la disperazione, per chiedere alle lacrime il perché di tutto questo accanimento nei miei confronti. 

Fa male sognare di notte perché arrivi e poi non è mai vero. La mia resistenza è forte e ben salda. Non siamo certo qui a chiedere la tregua, andiamo bene, si va avanti con qualche sforzo, ma il sogno notturno per me è sempre stato una spina nel fianco.

Nel sogno notturno le cose accadono davvero, non sono fantasticherie, non si può nemmeno scegliere cosa sognare. Io nel sogno notturno vivo i fatti e non i pensieri, e nei fatti germogliano anche i miei pensieri, come domande sputate nei confronti dell’illogico.

Io soffro di sogni notturni, non è una malattia, ma una seconda realtà che nel momento in cui ci si sveglia, fa male tanto da indursi il pianto e non riuscirci, fa male perché si capisce che nonostante tutto non è cambiato niente.

Io nei sogni notturni…

© Nemo dormit

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